Alessia Mainardi

Scrittrice e Cosplayer

Mi chiamo, Alessia Mainardi

sono nata nel ’84 nella città del Prosciutto Crudo (che adoro), del Parmigiano Reggiano (che detesto) e di Giuseppe Verdi (che non ascolto).
Sono da sempre appassionata di miti e leggende, di tutto ciò che è magico e misterioso, che sia reale come l’archeologia o fantastico come i draghi!
Seguendo la mia propensione per l’immaginario, dopo le fiabe che inventavo e raccontavo io a mia nonna da bambina (credo mi fosse sfuggito il mio ruolo), ho deciso di cominciare a scrivere le mie idee racchiudendole in veri e propri romanzi con cui ammorb… ehm, intrattengo il prossimo pubblicandoli dal 2008.

Dal 2018 sono parte di Casa Ailus, il collettivo di artisti che mi supporta e sopporta nonostante abbia l’amorevole compito di ricordare a tutti le deadline!

Ho una rara malattia genetica degenerativa, l’Atassia di Friedreich e per hobby sono una cosplayer dal 2003. Infatti quando non sono impegnata al lavoro, magari negli stand letterari del collettivo, mi si può trovare in giro per la fiera o magari in giuria ai contest, in cosplay… carrozzina compresa!

una ragazza bionda vestita da guerriera vichinga su una carrozzina

" L'atassia di Friedreich

è una malattia degenerativa progressiva del sistema nervoso; dipende dalla degenerazione del midollo spinale e del cervelletto (il centro di controllo del movimento) e provoca atassia, cioè mancanza di coordinazione dei movimenti. Le prime manifestazioni comprendono difficoltà nell’equilibrio e nella coordinazione motoria, che rendono difficoltoso compiere attività fini come scrivere.”

Questa è la spiegazione tecnica dell’Atassia di Friedreich che troverete, più o meno uguale, da Wikipedia a ovunque online.
E io cosa sono? Una scrittrice, ovviamente!
In più come hobby sono una cosplayer dal 2003, quindi ho imparato a cucire a macchina, a creare accessori e oggetistica scolpendo il poliuretano con un taglierino, a tagliare e acconciarmi le parrucche, a truccarmi ecc.
Insomma per me il concetto di ‘limite’ suona come ‘E’ difficile? Ok, facciamolo!’.

Dato che avere l’AF è un po’ come fare qualunque cosa tu voglia fare mentre sei chiuso in un sacco a pelo avvolto da bande elastiche che si stringono con il tempo… tutto, anche mangiare o parlare, è difficile.
Ma di vita ne abbiamo una sola e qualcuno una volta a detto che nessuno ne esce vivo, quindi perchè sprecare qualcosa di così prezioso prendendolo sul serio?

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